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CARMEN COLIBAZZI
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Cercare nell’arte, nella letteratura, nelle scienze sociali e in ogni descrizione che ci è stata offerta del mondo, i silenzi, le assenze, l’inesprimibile, il taciuto, il non catalogato. Adrienne Rich
I lavori di Carmen
La lievità del luogo, della compagnia, del buon vino, mi consentì di guardare in quegli occhi scuri con una serenità d’animo per me non quotidiana. Occhi scuri profondi. Occhi scuri e profondi di Carmen.
Seppi più tardi che quegli occhi appartenevano ad un’artista che non si definì tale, ma artefice di “lavori”. La serata finì serenamente, non senza aver concordato un futuro incontro per vedere quei “lavori”.
Fusi, aghi, tomboli ed arcolai mi vennero alla mente vedendo quei “lavori”; e il lavoro delle donne nella storia della nostra società, curve sui muliebri impegni di cucito, di ricamo, di taglio; impegni per la cura della famiglia, della casa, dei figli, della serenità del loro piccolo e grande mondo che le circonda e, spesso le sovrasta e di cui sono comunque le traghettatrici verso una futura società, che si spera migliore grazie al loro incessante lavoro.
Le forme di Carmen sono molteplici, diverse ma morbide, anche laddove l’idea dell’ago, con la sua punta che vìola il tessuto e lo trafigge o quando dalla massa sporge o addirittura pende tramite il filo colorato, le fa divenire oggetti inquietanti, seppure a noi noti e vicini perché facenti parti del nostro vivere quotidiano.
Sono i lavori di una donna che pensa al mondo ma con un messaggio radicato e più profondo: oltre le apparenze.
Eppure, nella sua “camicia di forza”, m’inquieta pensare ad un grido di dolore che viene dal profondo e si libera attraverso le parole ricamate in filo rosso; all’innocente innocenza della creatura che è “dentro”; una bambina, un mostro….chissà.
Poi: le sue trecce, i suoi fili, i suoi nodi e i suoi cuscini che spingono a pensare ad un incontro con realtà più serene, più felici, su cui semmai posare il capo liberando la mente a speranzose speranze di apertura alla vita, alla gioia, all’amore.
M. V.
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