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DANILO BUCCHI
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Un talento contemporaneo
Domenico Scudero
In Tradition and the Individual Talent (1920) Thomas Stern Eliot scrive che l'apporto individuale non basta a spiegare il talento e che questo si realizza quando condivide il concetto proiettivo di sé in una mondanità estesa, riflessa sulla tradizione. L’interpretazione dominante del talento nella cultura di oggi è pragmatica come lo era nell'America di Eliot e coinvolge l'idea del saper fare qualcosa che abbia una vasta tradizione, ma di saperla fare in modo originale, inusuale, e in qualche modo di stupire per la disinvoltura mondana nella quale si manifesta.
Il talento di Danilo Bucchi è probabilmente il tratto dominante del suo profilo artistico, costituito da una severa determinazione nel radicarsi in un universo di segni che rimanda alla tradizione dell'astrazione europea delle prime avanguardie, con l'ausilio di tecniche e supporti fortemente tecnologici. Di fatto si potrebbe dire che l'impatto materico nelle forme astratto-segniche di Danillo Bucchi giunge ad un livello di alterazione smodata, o per l'appunto talentuosa, perché ricostruisce in maniera individuale e assiomatica una modernità diffusa, consolidata e poi resa liquida. Le opere di Bucchi trasmettono questo mondo di segni umanizzati apparentemente facili, ma poi complessi quanto più si osservino. La modernità nella pittura di Bucchi si risolve attraverso un talento contemporaneo che lascia emergere non solo la tradizione dell'avanguardia ma anche una eco mentale, come di pittura ad occhi chiusi, cieca, cara alla sperimentazione pittorica già postmoderna.
Osservare i luoghi in cui questa orchestra di segni si ridimensione in una fissità che oltrepassa il ricordo, ha per me il significato inquieto del talento individuale. La domanda su come ciò sia possibile è lo smacco scherzoso che l'artista assesta agli osservatori di superficie.
In questo libro, progettato in occasione della mostra di Danilo Bucchi al MLAC, ma il cui contenuto non è concluso nell'analisi esclusiva del ciclo di lavori presentati, la forza dirompente dell'artista emerge continuamente, è direi il motivo scatenante, la frenesia che si riverbera fra le pagine e la grafica del testo. Testi e interviste, note e critica, dal saggio introduttivo di Giorgia Calò all'intervista impossibile di Jérôme Sans, tutto testimonia la febbricitante soluzione creativa di un giovane talento della pittura contemporanea. Un lavoro che non è solo colore e segno ma anche vita vissuta, tecnologie di trasmissione, rapporti spaziali fra studio e galleria, rapporti umani fra individuo, storia e sfera mondana, o sinteticamente, un profilo contemporaneo d'artista.
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